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ALESSANDRIA – La prima volta in serie D. In 93 anni di storia una novità assoluta per l'Us Alessandria Calcio, che nella sua lunga avventura calcistica ha calcato tutti i palcoscenici nazionali e può vantare anche la prima Coppa Italia di C, nel 1973. Ma mai in Interregionale: mai giocando, s'intende, perché in realtà per due volte i grigi sono 'scesi' nella categoria, ma mai sono diventati protagonisti. La prima volta al termine della stagione 1986/87, Bertoneri presidente che, ancora prima del fischio d'inizio della C2, è perentorio nei suoi programmi e nei suoi obiettivi, “senza acquirenti, il calcio alessandrino potrebbe sparire”. Una dichiarazione di disimpegno quasi totale, che in un primo tempo viene raccolta da personaggi poco 'trasparenti', come Delle Piane e Di Cosimo, che non hanno né un piano né, soprattutto, la disponibilità economica per una simile operazione. E il patron, che controlla Alessandria e Massese, se ne accorge in tempo e ritira il sodalizio dal mercato, ma non è disposto a spendere per costruire un organico accettabile. Nessuna rete nelle ultime otto giornate dell'andata, la classifica precipita, ma almeno si risveglia la città: nasce la Finalcalcio, un gruppo di imprenditori guidato da Gino Amisano, che a febbraio perfeziona il passaggio di quote. Troppo tardi per salvare la stagione: terzultimo posto e serie D, ma è un'estate di richieste e ricorsi, niente ripescaggio, e allora Amisano, insieme ai consiglieri Cerafogli, Corsi, Faccini, Puppo, Sandroni, Baucia, Gatti e Orsi, rileva i diritti del Montebelluna, accordo raggiunto, imprimatur della Federcalcio, e a fine agosto i grigi sono di nuovo in C2 senza essere passati per la D. L'altra discesa è storia più recente: campionato 2002 – 2003, quello che dovrebbe essere della riscossa dopo la figuraccia nei playoff per salire in C1 e che invece si trasforma in una agonia. Mancano le fideiussioni per i giocatori acquistati, la squadra da vetta viene smembrata, Dino Pagliari, straordinario allenatore, regge da solo una situazione pesantissima, ma quando, in gennaio, il presidente Antonio Boiardi accetta aiuti da Genova che gli impongono altri calciatori, il tecnico, con grande dignità, si fa da parte. E la situazione diventa sempre più grave: altri due allenatori, Andreazzoli e Soldo, ma è retrocessione diretta. E, ancora una volta, niente D perché il 13 agosto 2003 il Tribunale di Alessandria pronuncia sentenza di fallimento del sodalizio grigio. Un colpo do spugna ad un passato glorioso, per la società nata il 18 febbraio 1912, anche se il calcio, in città, ha origini più antiche. E la scuola alessandrina consegna al calcio italiano e internazionale campioni come Adolfo Baloncieri, Giovanni Ferrari (il solo ad aver vinto due Coppe del Mondo, oltre agli otto scudetti) e, ancora, Avalle, Banchero, Gandini, Bertolini, Cattaneo, Cornara. Proprio Cornara, lo scopritore di Gianni Rivera, il ragazzo d'oro che fa il suo esordio in A in maglia grigia quando non ha ancora compiuto 16 anni, il 2 giugno 1959, contro l'Inter, pebultima di campionato. L'Alessandria è in A, conquistata il 23 giugno 1957 allo stadio 'Meazza', spareggio con il Brescia, apre le marcature Giorgio Tinazzi, pareggia Nova per le rondinelle e al 5' del primo supplementare Castaldo a segno per la rete della promozione. Rivera vive ancora l'ultima annata in A e quando, il 20 settembre 1959, contro il Milan, per due volte salta Liedholm e serve palla a tacchi che segna, il 'barone' gli fa i complimenti con una frase in cui è scritto il futuro del golden boy, “ti aspetto a Milano”. Negli Anni Settanta la Coppa Italia e l'ultima volta in B, in mezzo, anche nel decennio precedente, giocatori importanti in casacca grigio come Nicolé e Lojacono. Nell'ultima B gioca anche la bandiera dell'Alessandria, quel Tony Colombo che con le oltre 400 presenze, è al primo posto. Poi molta altalena tra C2 e C1, lo spareggio a Modena contro il Prato, il 16 gugno 1985, che pitrebbe valere la C1 e il rilancio, con la presidenza dei fratelli Calleri. Ma vincono i toscani e i pezzi da novanta se ne vanno, giocatori del calibro di Gregucci, Sgarbossa, Camolese, Scarrone e quel 'ciccio' Marescalco, bomber sempre rimpianto e ancora oggi osannato. L'ultima promozione in C1 con la gestione Spinelli e Claudio Maselli in panchina: ancora uno spareggio di nuovo con il Prato, ma questa volta è 3-2 per l'Alessandria, a Reggio Emilia, 11 giugno 2000. Gioia breve, si cade di nuovo in C2, con l'arrivo di Antonio Boiardi, campionato 2001 – 2002, la C1 è a portata di mano ma gettata al vento con uno sciagurato playoff con la Sangiovannese. Poi il buio e, adesso, si torna a vedere la luce grazie alla serie D. Conquistata dalla squadra costruita da Sergio Vatta, presidente Francesco Sangiovanni, in panchina Riccardo Milani: alla fine del girone di andata dell'Eccellenza l'aggancio e il sorpasso al Derthona, il vantaggio che aumenta, ancora otto punti, una leggera flessione che avvicina i tortonesi e la Nova Colligiana, ma il 2 maggio, sul campo della Fulgor Valdengo Tollegno, è festa, goleada e promozione. In D, dunque, ma con un'altra gestione societaria: testa a testa tra Alberto Omodeo e Gianni Bianchi, la spunta l'amministratore della Happy Tour, pool di agenzie di viaggio, official supplier della Juventus. Che ha il merito di riunificare marchio (acquistato dal fallimento) e società. Di nuovo in campo l'Us Alessandria Calcio, il suo simbolo, i suoi colori: in panchina Enrico Nicolini, da domani già al lavoro (e dal 25 al 13 agosto nel ritiro a Ovada), con i primi acquisti e con un gruppo di giovani in prova, mentre Claudio Onofri, responsabile del mercato, annuncia ancora un paio di innesti di categoria superiore, in difesa e in attacco. Perché, anche se matricola l'Alessandria ha un solo pronostico per la sua prima stagione in D: vincere subito e tornare tra i professionisti.
Mimma Caligaris
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