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Roma
16/03/2006, 17.00







LA DOMENICA AI DILETTANTI

Il progetto “La domenica ai dilettanti” è giunto ormai alla resa dei conti, poiché La LND e la Serie D pretendono che si rispettino gli impegni assunti a suo tempo dal mondo professionistico e dalle forze politiche.In questa ottica ospitiamo in questa sezione gli autorevoli interventi che vogliono appoggiare le nostre giuste istanze, con l’augurio che le parole trovino anche finalità in fatti concreti.

Dichiarazione dell’On. Cardinale sui dirittti televisivi (16/03)
L’On. Salvatore Cardinale (Margherita),già Ministro delle Comunicazioni nei Governi D’Alema e Amato, assume una posizione estremamente forte sui problemi relativi alla suddivisione dei diritti televisivi del calcio. Una materia che il Parlamento si è proposto di trattare all’inizio della nuova Legislatura, sulla scia del’indagine sul calcio che una Commissione della Camera dei Deputati ha concluso, segnalando precise ipotesi di lavoro cui finora non è stato dato seguito.
L’On. Cardinale si duole che “finora la FIGC e la Lega Professionisti non abbiano ritenuto di dare corso alle raccomandazioni e alle esigenze prospettate nel documento licenziato dalla Commissione Parlamentare di indagine sul Calcio Italiano”.
“La verità è che, a torto, il calcio dilettantistico viene considerato “calcio minore”, mentre esso rappresenta la garanzia per un’efficace azione di tutela e di valorizzazione fisica e morale delle tante energie giovanili del Paese”.
“Saerà necessario pertanto riprendere nel nuovo Parlamento una forte iniziativa che consegua cge almeno il 5% dei diritti televisivi del calcio professionistico vengano destinati al calcio dilettantistico a sostegno dello sviluppo dell’attività giovanile e per la necessaria assistenza medico – assicurativa”.
“Si tratta di una scelta di civiltà e di solidarietà, il cui valore non potrebbe e non dovrebbe sfuggire ad alcuno”.

“Sui diritti televisivi del calcio, la Lega Nord è fermamente convinta che bisogna passare ad una contrattazione collettiva le cui regole, dettate per via legislativa, devono prevedere che il 10% dei ricavati dai diritti vanno destinati ai vivai giovanili in modo da garantire la sopravvivenza del calcio stesso”. Lo ha affermato Franco Tirelli, senatore della Lega Nord, già oggetto di alcuni emendamenti del Carroccio alla finanziaria 2006. “L’attuale contrattazione individuale dei diritti televisivi del calcio prosegue Tirelli – è un sitema che funziona benissimo per Juve, Milan o Inter e malissimo per le altre squadre costrette a dividersi briciole. Qui non si tratta solo dim risolvere il nodo della mutualità tra squadre di A e B e tra quelle ricche e di provincia. C’è un problema ben più importante che non può essere delegato ad alcuno: quello dei vivai, della crescita del movimento nel suo complesso, della formazione dei giovani e della cultura dello sport di cui, purtroppo, non si trova nessuna traccia nelle disussioni degli utlimi anni”. “Infine – conclude Tirelli – va considerato anche un altro fattore: nonostante le attuali regole, le squadre di calcio pur avendo quadruplicato i ricavi rischiano il collasso a causa delgi ingaggi miliardari e dele campagne acquisti faraoniche. Una enorme abbuffata che ha danneggiato il gioco del calcio senza i necessari investimenti per le infrastrutture, per la sicurezza, per i vivai, per le scuole calcio”.
Ansa (15/3)

I diritti tv del calcio tornino collettivi
La Lega: il sistema attuale avvantaggia solo i grandi club è ora di distribuire le risorse più equamente

Oltre mille miliardi di vecchie lire. A tanto ammonta la torta dei diritti televisivi del calcio: una mini manovra finanziaria che in gran parte finisce nelle casse dei “soliti noti”, ovvero i grandi club, lasciando agli altri solo le briciole. Una torta che la Lega chiede invece che venga spartita in maniera più equa e che, soprattutto, serva anche per finanziare i vivai giovanili e la formazione sportiva dei più piccoli.
UNA TORTA DA MILLE MILIARDI
Iniziamo dal principio: come viene finanziato quell’enorme meccanismo macina soldi chiamato campionato di calcio? Semplice: paga la televisione. Circa 460 milioni di euro l’anno arrivano dalla piattaforma satellitare (Sky), altri 40 milioni dal digitale terrestre (Mediaset e La7), più gli “spiccioli” (circa cinque milioni in tutto) per la tv via cavo (Fastweb), la trasmissione via internet (Telecom) e il Dvbh (i gol sui telefonini). A questa montagna di soldi vanno aggiunti anche i 61,5 milioni l’anno (per tre anni) pagati da Mediaset per i diritti in chiaro (in sostanza quelli che consentono di dare i risultati in diretta e di realizzare “Serie A” su Canale 5). Il totale, come si vede, sfiora i 600 milioni di euro.Ma come vengono spartiti tutti questi soldi? Prima ci pensava la Lega Calcio che trattava con le tv e distribuiva alle singole società, dal 1999 invece, con la legge Veltroni, fortemente ispirata dai grandi club tra i quali anche Roma e Lazio, i diritti del calcio sono soggettivi: in pratica ogni squadra tratta privatamente con le televisioni cercando di portare a casa il più possibile e disinteressandosi del sistema calcio in generale. Con il risultato che per la serie A, Juve, Milan, Inter, più Roma e Lazio, cioè solo cinque squadre su venti, si mettono in tasca molto più della metà del totale. Ultimo, clamoroso, caso quello della Juve che ha venduto i propri diritti tv a Mediaset e ha incassato da sola 248 milioni di euro per due anni più l’opzione per il terzo.
L’AGONIA DEI NOSTRI CAMPIONATI
Com’è evidente, con questo sistema la forbice tra grandi e piccoli continua ad allargarsi, con un risultato che è sotto gli occhi di tutti e un altro che lo sarà a breve. Da una parte infatti il campionato di calcio non è più una battaglia sportiva ma una guerra finanziaria tra grandi potentati economici (e politici), dall’altra pur crescendo in continuazione la cifra che le tv pagano alle squadre, il sistema è al collasso e sempre maggiori sono i “favori” che i club chiedono alla politica per poter uscire dai guai.
Da una parte quindi il calcio sta perdendo il suo “appeal”, il crollo delle vendite dei biglietti con lo spettacolo desolante degli stadi vuoti, è ormai un dato acquisito, dall’altra la contrattazione soggettiva, pur avendo quadruplicato i ricavi, non ha messo al riparo i club dal rischio di crac economico che anzi per molti è una realtà vicinissima. «È un dato di fatto - spiega il deputato leghista Davide Caparini che da sempre si occupa della questione - che questa abbuffata ha danneggiano il calcio. Gli enormi ricavi dell’era del calcio in tv infatti non sono stati utilizzati per investimenti strutturali e di qualità. Purtroppo non sono stati destinati all’ammodernamento degli impianti, alla lotta per la sicurezza negli stadi, per i vivai, le scuole calcio, all’avviamento dei disabili allo sport».
SERVE UNA LEGGE CHE REGOLI IL SETTORE
Insomma, il decadimento di immagine e risultati è sotto gli occhi di tutti, ma i padroni del calcio continuano a far finta di niente. Ecco perché la Lega chiede che si torni a parlare di diritti soggettivi e “uso sociale” dei miliardi del pallone. «In questa situazione - spiega ancora Caparini - è logico che nell’immediato spetta agli organi di autogoverno del calcio trovare soluzioni, anche attraverso nuovi criteri di mutualità, al fine di garantire il regolare svolgimento dei campionati, anche per rispondere positivamente alle aspettative degli appassionati e agli operatori dei media. Preoccupa però il fatto che la linea d’azione della Lega Calcio e degli operatori del mercato è che il mercato dei diritti televisivi non venga più disciplinato legislativamente ma attraverso una regolamentazione, giustificando tale decisione con la continua evoluzione delle piattaforme tecnologiche e il moltiplicarsi degli operatori interessati all’offerta di eventi sportivi. La Lega Nord è fermamente convinta che la contrattazione collettiva dei diritti del calcio non possa risolversi per via regolamentare ed essere decisa tra gli attori del settore. Non si tratta solo di risolvere il nodo della mutualità tra squadre di A e B e tra squadre ricche e quelle di provincia. C’è un problema ben più importante che non può essere delegato ad alcuno: quello dei vivai, della crescita del movimento nel suo complesso, della formazione dei giovani e della cultura dello sport di cui, purtroppo, non si trova nessuna traccia nelle accese discussioni degli ultimi anni».
LA PROPOSTA DEL CARROCCIO
Ecco perché, prima che il sistema calcio e con esso tutto il sistema sport dell’intero Paese crolli, il Carroccio chiede di modificare la legge del 1999 sulla vendita individuale dei diritti televisivi, specificando che «Le società di calcio di serie A, B e C non sono titolari dei diritti di trasmissione» e che tali diritti sia in chiaro sia a pagamento e ad accesso condizionato, con qualsiasi modalità tecnica presente e futura di accesso ed a prescindere dal terminale di fruizione, siano negoziati congiuntamente per conto delle singole società tramite la Lega nazionale professionisti. E sarà questa poi a ripartire la cifra in base alla classifica dell’anno precedente, al numero degli abbonati o dei tifosi. Ma la legge non deve fermarsi qui, una parte della montagna di soldi che passa nelle casse delle società calcistiche dovrà obbligatoriamente contribuire al finanziamento dei settori giovanili e di tutte quelle attività che fanno dello sport, non solo e non tanto uno spettacolo televisivo, ma un veicolo di formazione e socializzazione dei giovani. «Una quota non inferiore al 10 per cento del contributo erogato alle singole società - recita la proposta di legge delle Lega - deve essere destinata al finanziamento di scuole giovanili ubicate nelle città di riferimento delle società, che organizzino corsi periodici di addestramento sportivo di base e di formazione tecnico calcistica, aperti ad atleti minori di anni 16 e in particolar modo indirizzati al recupero delle situazioni di disagio sociale».

La Padania


Ufficio Stampa Serie D