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Roma
10/07/2006, 15.00







DALLA SERIE D AL TRIONFO DI BERLINO

Il trionfo azzurro ai mondiali di Germania segna un’altra pagina storica del calcio italiano. Fra i 23 giocatori di Lippi, molti dei nuovi campioni iridati sono partiti dai nostri campi, e nei prossimi giorni ripercorreremo la storia di questi eroi di Berlino che hanno fatto sognare l’Italia, che hanno ricreato un orgoglio nazionale da troppo tempo sopito e che ci hanno permesso per un mese almeno di non pensare a Calciopoli, e di vedere la faccia pulita di un calcio che vorremmo fosse sempre così.

Ma bando alla retorica, cominciano la nostra storia partendo da Vincenzo Iaquinta, un ragazzo di Provincia, diventato campione del mondo e che a Berlino aveva una tifosa d’eccezione in più, la nonna. Wainer Magnani, un collega della Gazzetta di Reggio, ne ha tracciato questo ritratto.

“Dal campetto di Reggiolo, a 30 chilometri da Reggio Emilia, allora in serie D, all’Olympiastadion di Berlino. Da brutto anatroccolo, scartato anche dalla Reggiana, a campione del mondo. E’ la bella favola di Vincenzo Iaquinta, cutrese di nascita ma reggiolese di adozione. Era già successo a Carletto Ancelotti, guarda caso anche lui reggiolese anche se Vicenzo Iaquinta ha alzato una Coppa che il trainer del Milan ha lungamente sognato. Ora è Vincenzo Iaquinta a riscaldare il cuore dei tifosi reggiani e italiano.

LA BOCCIATURA. La sua storia calcistica è strana e come spesso capita baciata dal destino. Iaquinta ha iniziato nei baby biancorossi (è stato scoperto dal compianto Franco Rossini) fino ad approdare agli allievi, poi è arrivato il suo grande balzo alla Primavera del Brescia. In quella squadra c’erano Pirlo (suo compagno in azzurro) e Bonazzoli. Un’andata e ritorno. Il Brescia venne coinvolto in un mezzo disastro e decise di ridurre i costi. Così Iaquinta tornò al Reggiolo. Fece un provino con il Parma e poi svolse la preparazione con la Primavera della Reggiana allenata da Cesare Vitale. Vincenzo Iaquinta, però, venne scartato. La scusa fu banale perché dissero che aveva una muscolatura con poche fibre bianche. Una giustificazione che grida ancora vendetta. Così è rimasto a Reggiolo, nella Juniores ma per poche partite poi venne catapultato in serie D. In poco tempo si guadagnò la vetrina e venne ceduto al Castel di Sangro per una cifra sui 70 milioni di vecchie lire, pur rimanendo ancora a Reggiolo. Una permanenza fino alla fine della stagione ma il Padova del nuovo direttore sportivo Aggradi lo volle subito alla sua corte. Così il Padova ottenne di averlo in prestito a febbraio dal Castel di Sangro con il riscatto fissato in un miliardo e 300 milioni di vecchie lire. Un balzo nei professionisti baciato subito dal gol. Al Reggiolo vennero corrisposti 50 milioni di lire quale indennizzo.

IL GRANDE BALZO. A fine stagione, però, arriva con la retrocessione un’altra mazzata: il Padova, nonostante i tre gol, non lo riscatta e Iaquinta rientra al Castel di Sangro, in C1. E’ stata, però, la sua fortuna, perché poi dal Castel di Sangro è balzato all’Udinese. Direttamente dalla serie C1 alla serie A. Della squadra di quell’epoca, il direttore sportivo era Romano Ferretti, che ricorda con grande affetto «Cosa si può dire di Vincenzo? Beh, mi viene la pelle d’oca soltanto a parlarne. Tra l’altro, ci siamo incontrati qualche tempo fa a Reggiolo ed è stato un piacere salutarlo, come sempre. Ricordo che a lui è legata la mia prima operazione di mercato con la società biancorossa: il giocatore, a quel tempo, era già di proprietà del Castel di Sangro, poi andò al Padova. Ho ricordi splendidi legati a lui ossia quelli di un ragazzo di tipico stampo meridionale, con grandi valori e legatissimo alla famiglia. Vedendolo alla televisione che ringrazia tutti mi sembra proprio che non sia affatto cambiato. Bisogna fare i complimenti a chi lo ha trasformato in questi anni, specialmente dal punto di vista fisico: non mi sembra vero vederlo alzare la coppa del mondo dopo essere partito da Reggiolo. Credo che vada riconosciuto un grande merito a mister Galantini, che in quegli anni lo allenava, e che lo ha saputo gettare nella mischia sin da subito».

DALL’INTERREGIONALE IL VIA. Iaquinta riuscì a fare strada nel mondo del calcio partendo dall’ Interregionale, come? Il Reggiolo si trovò a giocare contro l’Alto Adige vinse proprio la squadra reggiana con un gol di Vincenzo che fece molto scalpore: una splendida mezza rovesciata acrobatica. Il ds dei trentini Ferrari Aggradi lo ammirò, la stagione seguente si trasferì a Padova, e per completare il parco attaccanti decise di puntare su quel ragazzo. Oltre a Ferrari Aggradi anche Roberto Boninsegna ha sempre creduto alle doti del reggiolese, e lo ha sempre convocato nella nazionale della serie C

IL BOMBER. Vincenzo Iaquinta nasce a Crotone il 21 novembre 1979 ma è originario di Cutro. Inizia la carriera nel Reggiolo (1996) nel Cnd (33 presenze e 6 gol). A febbraio del 1998 il Padova lo chiama in B (13 presenze, 3 gol) per poi cederlo l’anno dopo al Castel di Sangro (C1): due stagioni con gli umbri con (52 partite, 8 reti). Nel 2000 passa in A con l’Udinese dove, dopo un anno come riserva di Muzzi, Margiotta e Sosa, diventa titolare. In sei stagioni a Udine Iaquinta segna 44 gol in 151 partite con un record di 13 gol nella stagione 2004-2005, in coppia con Di Natale, portando i friulani in Champions League, dove segna una tripletta allo Sporting Lisbona. Iaquinta ha giocato nella nazionale Under 21 (10 presenze e 1 gol), esordendo nella nazionale maggiore il 30 marzo 2005 a Padova (amichevole Italia-Islanda). Col Ghana ha segnato il primo gol in azzurro. Alberto Mingozzi è stato il suo primo allenatore nel settore giovanile del Reggiolo e ieri sera l’ha visto alzare la coppa del Mondo al cielo di questo Mondiale in Germania”.