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Roma
09/03/2007, 16.15


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IL CALCIO,LA VIOLENZA,GLI IMPIANTI E LA MUTUALITA' |
I recenti e gravi fatti di violenza che hanno funestato il calcio italiano, hanno prodotto fiumi di parole, con interventi autorevoli di politici, dirigenti sportivi e commentatori vari, che sulla stampa e nelle televisioni, si sono pronunciati con giudizi devastanti e impietosi su questo sport. Indubbiamente i tragici avvenimenti hanno concorso a creare un clima di processo, spesso in contumacia, cui sull’onda dell’emotività, non è facile sottrarsi. In questa realtà occorrerebbero però analisi serie, una conoscenza specifica delle problematiche e una progettualità fattibile. Non sempre, o quasi mai, questo però accade perché l’Italia è ormai un Paese in cui non si precedono mai gli eventi negativi, ma si rincorrono, si fanno salotti, convegni ed iniziative di facciata, ma senza mai manifestare con atti concreti la volontà di modificare un sistema che non funziona. Le violenze nel calcio sono certamente un fatto deprecabile e aberrante, perché snaturano la dimensione di questo sport, ne travolgono i principi e gli ideali; ma occorre anche chiedersi perché questi atteggiamenti teppistici e delinquenziali, sono finiti nel nostro mondo. Ogni persona in possesso di un briciolo di buon senso, non può che convenire che la violenza non è generata all’interno del calcio, ma nella società in cui viviamo, visto che ha perso i valori morali, della famiglia, il rispetto del prossimo e del vivere civile. I nostri politici hanno preso spunto da questi fatti tristi per ergersi a giudici, con un’approssimazione sconcertante. Come si fa a criminalizzare il calcio dilettantistico come si è fatto in questi giorni, prendendo spunto da un’analisi infelice e non completa sulle aggressioni subite dagli arbitri, senza tenere conto delle situazioni in cui maturano questi atteggiamenti incivili? Certo il numero di 2000 episodi di violenza è rilevante, ma occorreva anche far rilevare che il dato si riferisce agli ultimi cinque anni per un totale di tre milioni di gare. Tutti noi vorremmo azzerare quest’infamia, ma contemporaneamente sarebbe opportuno anche eliminare la media di dieci morti al giorno per atti di violenza nei confronti di famigliari e del prossimo. L’impegno di tutti dovrebbe essere concentrato sull’esigenza di migliorare la società italiana che vede crescere i nostri giovani senza ideali e senza valori. Purtroppo una classe politica cieca, non vede come prioritario questo problema, limitandosi a varare a getto continuo provvedimenti che sono solo un tampone ma non una soluzione.Con questa spinta populista e approssimativa si abbassano le capienze degli stadi da 10.000 a 7.500 posti per obbligare la messa in opera dei famosi tornelli, della videosorvegianza, dei prefiltraggi ecc.., ma nessuno si è chiesto come faranno le Società di Serie C e D che dispongono di stadi dentro a questa fascia, ad utilizzarli. Chi paga le spese della messa a norma? L’era del consumismo sta travolgendo tutti e quindi occorre preservare un prodotto senza curarsi della sua qualità. A nessuno interessa sapere perché la pratica sportiva in Italia è in preoccupante calo, in che condizioni è l’impiantistica di base, qual è la qualità e il livello d’insegnamento sportivo in Italia; tutti sono invece impegnati a portare nel nostro Paese i grandi avvenimenti, in grado di fare “cassa” e di sviluppare sempre più il livello commerciale, sopra ogni limite e regola. Poco importa se i nostri giovani fanno calcio in luoghi non agibili, senza servizi, senza fondamentali esigenze igieniche o senza erba, ciò che conta è portare in Italia gli Europei di calcio nel 2012, con la costruzione di mega impianti i cui costi finiscono poi sulle spalle della collettività. Il mondo dilettantistico da anni aspetta risorse dallo Stato per svolgere in una misura più decente la propria attività. All’inizio di questa legislatura erano arrivate nuove speranze con il ventilato decreto sulla gestione dei diritti televisivi, con la promessa di un 5% di mutualità a nostro favore. In questi giorni scopriamo che si pensa di destinare tale somma per pagare gli interessi dei mutui per la costruzione degli stadi per gli Europei. Non abbiamo più parole per commentare: non ci rimane, a questo punto, che prendere atto di tale insensibilità e di svegliare le nostre coscienze. Le nostre Società costituiscono la parte sana del calcio, i loro Dirigenti sono il vero ed autentico patrimonio di questo sport, per tale motivo dobbiamo ribellarci di fronte a quest’inerzia e sopraffazione, mobilitandoci e lottando per cambiare il modo di operare dei nostri rappresentanti politici e sportivi, con gli strumenti democratici di cui disponiamo. La Serie D in questi anni ha portato avanti tante iniziative, anche rivoluzionarie (basti pensare al fair-play a fine gara), senza mai ricevere almeno il plauso di coloro che dovrebbero non essere annoiati spettatori, ma autentici propositori. Ora, senza risorse, o aiuti di qualsiasi tipo, senza sostegno anche mediatico e politico, non si riscontrano doverosi ringraziamenti, ma anzi dobbiamo incassare lezioni di buone maniere ed indifferenza totale, sui gravi problematiche che non ci consentono più di svolgere serenamente la nostra attività. A tutto questo occorre dire basta con forza e determinazione, con una mobilitazione e con una volontà indomabile. Nei prossimi mesi si può decidere il destino di questo nostro calcio, tutti noi abbiamo il dovere di renderlo più pulito, credibile e più a misura d’uomo. Per questo le scelte che si andranno a fare dovranno essere oculate e con assoluta garanzia del risultato. Non è più il tempo di firmare deleghe in bianco a nessuno, perché la fiducia è stata troppe volte tradita. Fatti e non parole, con questo credo dovremo chiamare tutti a renderci conto del loro operato e dei conseguenti programmi futuri.
Ercole Spallanzani
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