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Roma
14/03/2007, 17.00


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Punghellini non ci sta pił:'Mentre gli altri dormivano la D vigilava' |
Campionati in discesa, seppure con in spalla il fardello delle violenze, delle polemiche, dei frettolosi quanto approssimativi rimedi e quant’altro. Abbiamo intervistato il presidente del Comitato Interregionale, William Punghellini, per fare il punto di questa stagione che si avvia al termine.Siamo stati presi per mano e guidati verso il legittimo sfogo di chi, come Punghellini, vive con tanta passione agonistica il mondo del calcio. Presidente, a ormai poche giornate prima della fine dei campionati, che giudizio da a questa difficile stagione? “Siamo molto soddisfatti, il livello tecnico e agonistico è molto alto, e anche la visibilità è stata maggiore degli altri anni. Ma siamo anche molto arrabbiati, per usare un eufemismo”. Si percepisce dal tono della voce che il presidente del Comitato Interregionale ha tutta la voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, e allora gli lasciamo volentieri campo libero: «Siamo arrabbiati per quello che sta succedendo nel mondo del calcio che, senza i dovuti distinguo, tira in ballo anche il mondo dilettantistico. È. necessario sicuramente condannare la violenza, tuttavia mi sembra di vedere solo processi sommari, in cui il campionato Interregionale viene dipinto come invivibile. Il Presidente dell’AIA sottolinea come ci siano state 2.000 aggressioni, ma nessuno dice che le partite in questione sono più di 3.000.000.Voglio sottolineare che se gli altri dormivano,la Serie D no”. Punghellini non parla certo per frasi fatte, piuttosto le sue parole sono sostenute dalle tante e innovative iniziative intraprese dal Comitato che rappresenta: “Abbiamo creato un canale di dialogo con i tifosi istituendo un concorso:”Colora la tua squadra”, in cui vengono premiati i milgiori striscioni e coreografie con omaggi dagli sponsor.Siamo stati i primi, non solo in Italia ma nel mondo,a introdurre la stretta di mano a fine gara,gesto di cui tanto si fregia il mondo del rugby, ma nessuno parla di noi.Abbiamo chiesto e ottenuto l’inasprimento delle pene, inserito le penalizzazioni in classifica, giocato partite a porte chiuse e in campo neutro, abbiamo migliorato l’impiantistica sportiva (in sette anni gli stadi a norma della D sono passati dal 7% al 98%).E tutto questo senza la collaborazione né del mondo politico né di quello sportivo”. E alla luce di questo, come dargli torto? Punghellini non ci racconta tutto ciò perché chiede qualcosa in cambio, o meglio chiede legittimamente che il lavoro intenso di tutto il Comitato Interregionale venga riconosciuto e non infangato dalle polemiche: «Non siamo degli eroi, ma bisogna riconoscere quello che 'abbiamo fatto. Ogni domenica si giocano ben 81 partite, e non tra scapoli e ammogliati. Nonostante le scarse risorse abbiamo un bacino di utenza grande ed un livello del campionato alto.Chiediamo di uscire da questa diagnosi di calcio malato che non ci appartiene. Siamo umiliati. I censisti ci sono, i moralisti pure, e allora anche noi vogliamo riscuotere le nostre cambiali di riconoscimenti. ll nostro rnovimento merita visibilità e aiuto”. Preziose verità,che speriamo non restino inascoltate.
Ileana Infantino
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