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Roma
28/03/2007, 13.05




ASSEMBLEA STRAORDINARIA ELETTIVA: DISCORSO DEL PRESIDENTE PUNGHELLINI

Si pubblica il testo integrale del discorso fatto a nome del Consiglio Direttivo del Comitato Interregionale, dal Presidente W.Punghellini, in occasione dell'Assemblea delle Società della Serie D, tenutasi a Roma il 24.3.07:


“Tra pochi giorni tutto il calcio italiano sarà chiamato a scegliere il nuovo Governo Federale, che dovrà guidare la FIGC fino alla naturale scadenza del quadriennio olimpico, prevista per il 2008. Purtroppo per l’ennesima volta usciamo da un Commissariamento, per fortuna in questa circostanza breve, che ci mette di fronte ad una realtà Federale che non riesce più ad esprimere una Dirigenza in grado di coprire un’intera legislatura o in prospettiva ad essere riconfermata ed eletta con una grande dimostrazione di compattezza. La storia del calcio italiano di questi ultimi anni, è costellata da lacerazioni, polemiche, scandali e compromessi. Abbiamo perso per strada i valori veri di questo sport, si sono allontanati gli sportivi dagli stadi e riscontriamo un preoccupante calo di praticanti. Siamo, inutile nasconderlo, di fronte ad un’emergenza continua, che ci impone di vivere in una perdurante rincorsa nel tentativo di risoluzione dei problemi, senza la possibilità di prevenirli. In questo situazione ci troviamo nella necessità di auspicare una svolta epocale, basata su un radicale cambiamento nel modo di concepire la politica federale e negli uomini che la debbono realizzare.
Lo scandalo che ha investito il mondo del calcio, purtroppo non è una conseguenza di una casualità, ascrivibile alla responsabilità di singole persone. Onestà ci impone di affermare che era il sistema calcio a non funzionare, con una disintegrazione dello stato del diritto, con regole elastiche e poco trasparenti, con la costante prevaricazione delle competenze. Queste sono le ragioni vere che ci hanno portato alla realtà attuale e che occorreva affrontare con determinazione ed intransigenza. Si è invece preferito operare scelte diverse per cercare di uscire dal tunnel, ci auguriamo siano quelle giuste, anche se nutriamo seri dubbi.In questa ottica è indispensabile però andare rapidamente ad un rinnovamento reale negli uomini e nella metodologia operativa, se si vuole veramente voltare pagina e non maldestramente intonacare un edificio pieno di crepe, facendo credere che sia nuovo. In questi mesi abbiamo accompagnato il Commissariamento con benevola attenzione, registrando sul piano politico note positive per la volontà e l’impegno profuso a dare un’immagine serena e decisionale alla FIGC. In alcune circostanze non ci è piaciuto però il metodo e la volontà di accomunare tutto il calcio nei giudizi e negli interventi, anche quando sarebbe stato doveroso fare alcune distinzioni.La vicenda dello Statuto è stata una ferita che sta faticosamente rimarginandosi, anche se l’esito della nostra battaglia è stato positivo e vincente. Dobbiamo però chiederci il perché si è giunti, per la prima volta nello sport in Italia, ad uno sciopero delle Società contro la Federazione. E’ stato un segnale forte che deve comunque fungere da monito per chiunque pensi nel presente e nel futuro, di utilizzare sistemi verticistici e irrispettosi.La stesura di questo Statuto non ci ha mai convinto, oggi dobbiamo anche registrare che esso vieta ad un unico candidato alla Presidenza di raccogliere unanimi consensi, perché limita ad un massimo di tre componenti di indicare il futuro Presidente. E’ un aborto giuridico e antidemocratico, senza eguali nel mondo politico e sportivo. In questi mesi dobbiamo altresì evidenziare che non ci è piaciuto leggere sul sito della Federazione, la pubblicazione del regolamento sugli Agenti dei calciatori, dicasi meglio mediatori o procuratori, senza una minima consultazione delle componenti, apprendendo sbalorditi che non sono state recepite le nostre proposte.Abbiamo anzi appurato che si è ulteriormente allargato le maglie, al punto di legalizzare questa figura in ambito dilettantistico. E’ una cosa inaccettabile che non possiamo condividere e che rafforza i nostri cattivi pensieri su questo argomento. Questo problema costituisce un autentico tumore all’interno del mondo dilettantistico. Siamo inoltre perplessi perché, nonostante la nostra denuncia, è calato un silenzio totale su questa materia, ma noi non demorderemo; esigiamo spiegazioni e garantiamo battaglie durissime per modificare un regolamento che contrasta anche con le linee guida dello sport dilettantistico in discussione all’interno della Comunità Europea. In questo contesto troviamo molto strano anche l’indifferenza del Ministero dello Sport, sempre più alla ricerca d’avvenimenti da copertina e molto più disattento sulle esigenze del nostro calcio. Leggiamo sempre sulla stampa, ultimamente più informata di noi dirigenti federali, che la FIGC sta per varare il nuovo codice di Giustizia Sportiva, senza conoscerne i contenuti e senza un coinvolgimento diretto delle componenti. Questo aspetto è molto originale, poiché ci sembrava naturale un confronto con coloro che vivono la quotidianità e che hanno riscontrato a più riprese le dissintonie procedurali, scritte da altri cosiddetti esperti, che hanno tolto spesso credibilità a questo nostro calcio. Abbiamo citato questi esempi per significare che le vicissitudini estive forse hanno prodotto, in alcuni, convincimenti sbagliati, al punto di assumere atteggiamenti tesi ad instaurare un sistema verticistico e un pò demagogico. In questa ottica si è ragionato dando per scontato che la fonte dei problemi, sia stata generata da un’eccessiva frammentazione del potere, ravvisando la necessità di concentrare il tutto in poche mani. Qualcuno però si è dimenticato che l’anarchia del diritto ha due facce, quella messa in evidenza e quella determinata da soggetti che la usano a loro piacimento. Prendiamo atto di quanto sta accadendo, facendo presente che in questa realtà però cadranno anche tutti gli alibi, ora se le cose non funzioneranno e se non avranno le soluzioni auspicate, sapremo come individuare le colpe e i colpevoli. Non tolleriamo però che si cerchi di criminalizzare tutto il calcio nella stessa misura, dimenticando che la sola componente ad uscire indenne, senza alcun tipo di coinvolgimento negli scandali, è stata la Lega Dilettanti. Non è stato un caso o una fortuna; ci sono ragioni ben precise e fatti incontrovertibili. Non sopportiamo che alla presenza di gravi fatti di violenza, si cerchi in modo indiscriminato di colpevolizzare tutto il calcio, si producano dati sbagliati e si assumano decisioni che mettono in grave difficoltà la nostra attività. Noi non vogliamo sfuggire alle nostre responsabilità, non siamo altresì così sprovveduti da sottovalutare i gravi problemi di violenza che purtroppo investono anche il calcio dilettantistico. Dipingere la nostra attività come una giungla d’illegalità e violenza ci offende e ci mortifica.E’ un insulto ai sacrifici che tutti insieme abbiamo fatto per debellarla e per raggiungere risultati straordinari. E’ sbagliato e destabilizzante enunciare che in cinque anni ci sono state 2000 aggressioni ad Arbitri, dimenticando di aggiungere il dato corrispettivo che è su tre milioni di partite. E’ chiaro che vorremmo tutti l’azzeramento, ma lo vorremmo anche per la media di 10 morti violente che si registrano in Italia ogni giorno, nella nostra Società. Questo è il punto, la violenza non si genera mai nello sport e nel calcio, ma è figlia di una realtà sociale che ha perso i suoi valori e i suoi principi. I nostri politici e governanti che hanno fatto di tutta un’erba e un fascio, farebbero meglio ad interrogarsi, perché in Italia si uccide in ambito famigliare e nella vita civile, per futili motivi. Guardiamo come sono ridotti i valori della famiglia e della scuola, riflettiamo come stiamo crescendo i nostri giovani e interveniamo rapidamente, senza demagogia e senza spinte populistiche e superficiali. Purtroppo però costatiamo che è più facile e semplice individuare nel calcio un capo espiatorio di una violenza dilagante, partorire decreti che militarizzano gli stadi e concentrare tutta l’attenzione sui grandi avvenimenti, inventando nuovi modelli sportivi. Noi a tutta questa superficialità non ci prestiamo e ribadiamo le nostre ragioni. La Lega Dilettanti senza programmi calati dall’alto si è inventata sette anni fa, un progetto d’educazione e di prevenzione alla violenza negli stadi, facendo opera di sensibilizzazione verso i propri dirigenti, tesserati e tifosi. Le nostre Società si sono accollate i maggiori oneri per adeguare gli impianti, perché i nostri Governanti di allora hanno pensato bene di azzerare l’unica fonte di finanziamento costituita dal Credito Sportivo. Abbiamo fatto manifestazioni ed iniziative (basti pensare a quella del maggio 2000 che ci ha visto coinvolti con il Ministero della Comunicazione nell’emissione di un francobollo con annullo speciale che recava la dicitura: il calcio vuole vivere non ucciderlo), è stato inventato il concorso “lealtà nello Sport “ con Enel, abbiamo promosso con la collaborazione di un nostro sponsor il concorso “ Colora la tua passione “, per premiare le tifoserie più corrette e ideatrici delle migliori coreografie, ecc… Quando la LND lavorava e produceva per debellare la violenza gli altri dov’erano?In questi giorni è di moda portare ad esempio altri sport come immagine di lealtà e correttezza, nessuno però evidenzia che in Serie D sono due anni che a fine gara vige l’obbligo della regola del fair-play, unico esempio nel calcio a livello mondiale. Si invocano nuove regole per punire i colpevoli d’atti violenti, dimenticando che queste esistono gia, basta applicarle con rigore e omogeneità, così come stiamo facendo noi da anni. Quale esempio trasmettiamo ai nostri giovani quando assistiamo a risse verbali e fisiche di grandi campioni o allenatori della massima serie, per poi constatare che la loro giustizia sportiva li ammonisce con piccoli buffetti? Il Governo in questi giorni sta varando un provvedimento restrittivo per combattere la violenza, nello stesso provvedimento è previsto l’abbassamento a 7.500 posti per gli stadi esenti dall’obbligo d’installazione di tornelli, videosorveglianza ecc…, nessuno si è preoccupato di capire l’effetto che simile ingiunzione può avere in ambito dilettantistico. In Serie D vi sono realtà che dispongono di stadi con capienze superiori ai 7.500 posti, perché sono grandi centri che hanno anche un illustre passato in ambito professionistico. Se a queste realtà non è concesso l’opportunità di abbassare la capienza sotto questo limite, come recita il decreto, chi paga le spese d’adeguamento? Ci si rende conto che si corre il rischio di togliere il calcio a queste città? Dopo aver inondato di lettere tutto il sistema politico e sportivo senza riscontri, ora si sta cercando di correre ai ripari, non sappiamo con quali esiti. I nostri giovani giocano su campi con il ghiaino, spesso con servizi igienici e spogliatoi carenti, nessuno si preoccupa di varare un progetto per l’impiantistica di base, siamo tutti concentrati per gli Europei 2012, grande opportunità sicuramente per l’Italia, nessuno la può mettere in dubbio, ma nel nostro Paese dovrebbero esserci anche altre priorità, che il nostro mondo politico e sportivo sta dimenticando, perché non offrono allettanti passerelle. In compenso stiamo aspettando da sette anni il riconoscimento di una doverosa mutualità, per i guasti che l’invasione televisiva sta facendo sul nostro calcio. Ci sono state fatte promesse ben precise, adesso scopriamo che se questa mutualità casomai dovesse arrivare a livello legislativo, se ne riparlerà nel 2011, in compenso a livello politico si suggerisce al calcio Professionistico di utilizzare l’equivalente per creare un fondo che possa pagare i mutui a tasso zero, per la costruzione degli stadi europei. Vorrà dire che i nostri giovani in assenza di strutture, potranno sempre giocare a calcio nei piazzali vuoti dei parcheggi di queste grandi cattedrali.Scusate l’ironia, ma non sappiamo se si deve sorridere o piangere.Per avere visibilità sull’emittenza pubblica la Lega Dilettanti deve pagare le produzioni, che riducono di molto il misero contributo che si riceve per la vendita dei diritti televisivi, in compenso assistiamo ad interventi governativi che modificano la finanziaria per avallare contratti immorali a professionisti del cosiddetto spettacolo. Possiamo continuare all’infinito per elencare tutta una serie di situazioni che dimostrano quanto sia sbagliata in Italia la politica sullo sport e sul calcio in particolare. Ecco, noi alla presenza di una nuova legislatura ci aspettavamo e ci aspettiamo risposte chiare e concrete su questi temi, con un linguaggio e una tempestività comprensibile e produttiva. In questo modo si sta dalla parte della gente, si evitano demagogie e disattese d’aspettative. Al nostro interno in questi giorni avremmo voluto sentire da parte dei massimi Dirigenti Sportivi discorsi improntati su questi temi, per sensibilizzare il Governo e l’opinione pubblica e per dare un segnale che il calcio vuole realmente voltare pagina. Abbiamo invece letto oscure minacce del Coni sul calcio con giudizi di merito sull’operato della FIGC da parte dell’Ente che aveva il compito di controllarne il funzionamento, e una stucchevole disputa d’incarichi nel futuro governo federale. Ci eravamo illusi forse che l’occasione era propizia per parlare di programmi, progetti ed obiettivi. Questi sono i punti di partenza se si vuole cambiare veramente il calcio italiano, perché diversamente assisteremo per l’ennesima volta, ad un’occupazione o ad una rotazione di volgari poltrone. Qualcuno sentendo queste affermazioni potrebbe pensare che sono improntate al pessimismo e ricavarne tragiche conseguenze. Nonostante tutta questa premessa poco edificante, siamo però inguaribilmente ottimisti, perché siamo certi d’avere buoni argomenti per pensare al futuro in positivo.Siamo convinti, infatti, della maturità della nostra base, siamo certi che i nostri Dirigenti hanno una reale coscienza del ruolo cui sono chiamati a adempiere. Sono finiti i tempi delle deleghe e del suffragio forzoso. Ora le gente vuole capire e vuole avere la libertà di giudicare e decidere. Le vicende dello Statuto Federale sono un monito per tutti, perché nessuno può pensare ora di tradire la fiducia e di scavalcare i ruoli, senza ricevere una risposta ferma e decisa.In secondo luogo noi crediamo nella LND e nel suo Presidente, come baluardo e com’entità con cui si dovrà sempre fare i conti.In questo frangente mentre le altre componenti agonistiche parlano solo d’incarichi, la Lega Dilettanti da mesi ha invece deciso di porre sul tavolo un programma politico da sottoporre al nuovo governo Federale. 
a)      Riconferma della politica dei servizi, base fondamentale per l’incentivazione sociale del calcio
b)      Ristrutturazione dei campionati, perché è intollerabile avere un’area professionistica così vasta, senza eguali al mondo, in una situazione economica molto difficile
c
)       Riconoscimento alla LND di una percentuale di contribuzione dei fondi rivenienti dal Coni, poiché non è più possibile pensare che le Società di Serie D, continuino a vivere con risorse proprie senza alcun contributo da parte dello Stato, del Coni e della FIGC
d)      Riorganizzazione dell’attività giovanile, che non significa cancellare il presente, ma organizzarlo meglio per favorire l’approccio dei giovani al calcio e favorire l’attività giovanile. Occorre eliminare discriminazioni di categoria, operando scelte sulla potenzialità organizzativa delle Società
e)      Contributo della FIGC al Comitato Interregionale e alle Divisioni per compensare una parziale perdita della mutualità interna determinata dal nuovo Statuto Federale 

Per questo in una situazione politica generale ancora non definita, è doveroso ribadire la nostra totale fiducia al Presidente della Lega Dilettanti, Carlo Tavecchio, delegandolo alla laboriosa trattativa federale.La LND ha la sua dignità, la sua forza e la sua valenza a cui ognuno deve doverosamente rispetto. Gli obiettivi che ci siamo prefissi esulano dalle cariche e sono per noi prioritari.Siamo certi che le capacità, l’impegno e la tenacia del nostro Presidente, saranno fondamentali per raggiungere i traguardi che ci siamo tutti prefissi.Per questo è importante che la Lega Dilettanti sia unita e compatta, evitando di cadere in tranelli che sottili giuochi di potere, potrebbero tenderci. Noi inoltre confidiamo sulla sensibilità del futuro unico candidato alla Presidenza Federale, perché il suo passato sportivo, la sua onestà e le sue capacità ci offrono ampie garanzie. Siamo fiduciosi che ora dopo anni di scontri e divisioni, vi siano le premesse per un’era di confronti sereni e di dialogo costruttivo tra tutte le componenti. Le Società non potranno più essere trattate come clienti ma come associate con eguali diritti e doveri. Non ci sono più spazi per compromessi o soluzioni corporative, che tendono ad indebolire i rispettivi patrimoni, che in ambito dilettantistico è costituito dal solo capitale giocatori. Ci auguriamo però che il mondo del calcio abbandoni in questa occasione le logiche di potere, ritrovi la sua convinta unità e il suo orgoglio.Abbiamo bisogno di creare una vera squadra, come hanno fatto i nostri ragazzi ai mondiali, formata da uomini di valore, con principi morali di grande spessore e con la ferma volontà di lottare e combattere per cambiare realmente il calcio italiano, riportando la gente negli stadi, appassionandoli, facendo di nuovo divertire i nostri bambini, con un approccio al calcio meno teorico e più pratico, debellando alchimie d’insegnamento e organizzative. Dobbiamo riportare il calcio in un ambito che lo ricollochi come uno sport che è prima di tutto fonte d’educazione e di vita. Ne abbiamo bisogno tutti noi e ne ha bisogno la nostra Società. Oggi con queste premesse il Consiglio Direttivo del Comitato Interregionale è a chiedervi di dare un unanime consenso all’indicazione del Presidente Tavecchio, come candidato della Lega Dilettanti, a portare avanti questi concetti in ambito federale, nella speranza che dopo questa circostanza eccezionale sia anche terminato per sempre il tempo delle deleghe per operare le scelte, che appartengono per natura, al potere giudicante e decisionale alle stesse Società. Rimane comunque fermo il vostro diritto di verificare, alla naturale scadenza nel 2008, se la fiducia che avete posto da sempre nelle persone che avete delegato a rappresentarvi, è stata ben riposta o se occorrerà dopo le regole cambiare anche le persone.
Ci fermiamo per ora qui, ripromettendoci dopo aver esaurito questa parte politica importante, nella replica, di affrontare gli altri argomenti che investono l’attività agonistica di questa e della futura stagione sportiva.

Grazie."


Il numero delle Società presenti, o rappresentate era di 142 su 162, non hanno preso parte all'evento le Società di seguito riportate:

- A.C.R.D Acicatena
- A.S.D. Bojano
- A.S.D.C. Canelli
- A.S.D. Cascina
- F.B.C. CasteggioBroni
- Calcio Castel S.Pietro Terme
- U.S. Castrovillari
- A.C. Cattolica
- A.S.D. F.B.C. Calangianus
- A.C. Fanfulla
- Pol. F.C. Lavello
- F.C. Matera
- Pol. Nuovo Campobasso Calcio
- U.S. Paolana
- F.C. Rossanese
- F.C. Sangiuseppese
- A.S.D. Sarzanese Calcio
- A.S.D. Sibilla El Brazil Cuma
- Valleverde Riccione F.C.
- A.S.D. Verucchio



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